L’allenatore ha confermato un’ottima capacità di gestione dopo l’anno del riscatto vissuto a Reggio
Marco Baroni ha lasciato la Reggina per abbracciare il progetto del Lecce. Quando mancano quattro giornate alla fine del campionato, è chiaro che le ragioni del professionista hanno trovato riscontro nel campionato di livello diverso fatto dalle due compagini. Quello che non è cambiato sono alcuni principi del tecnico, che ha ancora una volta costruito una squadra sulla falsariga di convinzioni che ritornano spesso nel suo modo di fare calcio.
Dalla volontà specifica di avere un portiere forte (Gabriel come era Nicolas) a difensori che non aspettano l’uno contro uno, ma che aggrediscono l’attaccante sull’anticipo. Tra le piccole differenze rispetto alla Reggina della sua stagione c’è un’organizzazione tattica che punta più sul 4-3-3 che sul 4-2-3-1, ma che non perde la volontà di spingere forte con due uomini per fascia e di far inserire almeno uno dei mediani a fare l’attaccante aggiunto.
E quando può non si fa alcun problema a preferire i più giovani agli esperti, un po’ come fece quando lanciò l’esordiente Dalle Mura in maglia amaranto senza timore che non avesse mai giocato un minuto da professionista. A questi pilastri si aggiungono le ciliegine sulla torta rappresentati dai picchi di qualità nelle individualità. Difficile non citare due punte esterne come Di Mariano e Strefezza, ma anche e soprattutto il centravanti Coda.


