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Cannavaro: “L’Italia è sulla strada giusta per battere il virus”

L’ex capitano della Nazionale è tornato in Cina e ha parlato di come il Paese asiatico è sulla via della normalità

Fabio Cannavaro, capitano dell’Italia campione del Mondo nel 2006, attuale tecnico del Guangzhou Evergrande, ha parlato oggi a Gazzetta dello Sport dell’esperienza del Covid-19 in Cina e di come si è vissuto nei giorni più duri:

Quando io sono arrivato qui a fine gennaio, appena esplosa l’epidemia a Wuhan, subito tutto è stato organizzato alla perfezione. Io dormivo allora nel nostro nuovo centro sportivo, ma a volte dovevo spostarmi per passare da casa: appena uscito dal centro trovavo il primo controllo della temperatura. Poi imboccavo in macchina la tangenziale e altro controllo della temperatura, sull’autostrada non si pagavano pedaggi per evitare contatti col personale ai caselli. All’uscita, altro controllo. Poi arrivavo a casa e nel mio condominio trovavo degli addetti con degli scafandri che mi rimisuravano la temperatura. E tornando indietro stessi controlli. Badate bene che parlo di Guangzhou, l’antica Canton, con venti milioni di abitanti e al tempo stesso lontana mille chilometri dalla regione del focolaio. E infatti da queste parti si sono registrati pochi casi. Quaranta giorni dopo, al mio ritorno, la vita è tornata a scorrere normale qui. La gente passeggia e sta nei locali serenamente“.

Sottolinea Cannavaro: “La lezione è chiara al mondo. Ancora in molti non l’hanno capito. In Italia l’abbiamo recepita meglio di tutti. Siamo sulla strada giusta. Il comportamento della maggioranza è positivo. Anche se ancora qualcuno fa fatica a capire“.

Un esempio pratico: “Faccio l’esempio di casa mia. Mio papà tende a non comprendere che deve cambiare abitudini per il bene suo e della famiglia. Lui deve comprarsi le sigarette dal tabaccaio per farsi quattro chiacchiere sotto casa con gli amici. Gli ho fatto capire che così rischia il contagio e poi di portarlo a casa a mamma. Non ci si deve proprio muovere dalla propria abitazione, per venirne fuori da questa situazione. Fa bene il governatore della Campania De Luca a essere severo. Gli scugnizzi che si credono immortali devono sapere che questo virus è… democratico. Colpisce proprio tutti. Vedete cosa sta succedendo con i contagi anche fra i calciatori. E poi tutti avete genitori, nonni: se voi ve la cavate loro faranno fatica a trovare un posto in terapia intensiva per salvarsi“.

L’ex calciatore azzurro dice la sua sul momento dell’Italia: “Non si è raggiunto il picco e bisogna resistere e restare concentrati in ogni gesto. Penso all’errore del passato fine settimana, quando migliaia di persone sono scappate dalla Lombardia verso Sud. Io non voglio condannare nessuno, capisco chi voleva tornare dai propri cari, ma è stato un evidente errore. Ora bisognerà aspettare ancora un’altra settimana per capire quante persone nel meridione sono state infettate, e vedere di restare con i nervi saldi finché passerà anche quel picco. Del resto uno dei pochi errori fatti in Cina, quando ancora non si era capito la velocità di propagazione della malattia, è stato quello di far uscire troppa gente da Wuhan. Ecco impariamo da quelle esperienze. Ma ripeto: sono orgoglioso di come si sta comportando l’Italia“.

Parole dure sulla UE e sulla UEFA: “Spero presto che l’Unione europea cominci a cambiare registro, mettendo le persone e la salute al primo posto. Non parliamo poi della Uefa, davvero deludente: nel comportamento, nella capacità di guardare oltre gli affari. E speriamo che il loro notevole ritardo nel prendere decisioni inevitabili, per evidenza, non comporti ulteriori contagi“.

Infine, parla della possibilità di fare qualche iniziativa con i Campioni del Mondo: “La chat mondiale, di Berlino 2006, attivissima su WhatsApp. Siamo sempre aggiornati sulle condizioni di tutti, delle nostre famiglie. Stiamo discutendo fra noi su come essere testimoni efficaci in questo momento e presto avrete delle sorprese. Scenderemo in campo. Ci faremo sentire per stare accanto alla nostra gente, quella a cui abbiamo regalato e che ci ha donato momenti indimenticabili in quella estate di quattordici anni fa“.

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