Allenare a Reggio Calabria non è impresa semplice, significa rappresentare una città intera, con la sua anima e le sue contraddizioni.
I migliori tecnici passati di qui non sono mai stati solo tattici o motivatori ma spesso portavoce di un’intera piazza.
Tra i tanti, alcuni allenatori sono riusciti a rimanere nel cuore dei tifosi della Reggina, lasciando dei ricordi indelebili oltre i risultati.
Walter Mazzarri: la salvezza impossibile
Nel momento forse più complicato della storia recente, arriva Walter Mazzarri. Era la stagione 2006-2007 quando una penalizzazione di 15 punti aveva messo in ginocchio la piazza e calciopoli faceva tremare tantissime società.
Lui fu l’unico a scegliere il lavoro, la disciplina e la determinazione per conquistare una salvezza veramente difficile da immaginare.
Ogni punto conquistato aveva il peso dell’oro, ogni vittoria sapeva di rivincita. Alla fine, la salvezza fu conquistata. Nonostante tutto. Quella stagione diventò leggenda, e Mazzarri, uomo di poche parole ma idee chiarissime, entrò per sempre nel cuore della tifoseria.
Bolchi: la prima volta in Serie A
Bruno Bolchi è l’allenatore che la Reggina ha avuto in panchina il 13 giugno 1999. Vincendo 2-1 a Torino contro i granata, gli amaranto ottennero il primo approdo in massima serie della loro storia.
Bolchi sostituì Gustinetti a sei giornate dalla fine, guidando la squadra a sei risultati utili consecutivi (tre vittorie e tre pareggi) che furono decisivi nella corsa alla promozione.
Fu così costruita un’impresa che è rimasta ben impressa nella memoria dei tifosi reggini, che avevano conosciuto la bravura dell’allenatore già qualche anno prima. Nella stagione 1989-90 era già stato in riva allo Stretto, sempre in Serie B
Franco Colomba: esperienza al servizio di Reggio Calabria
Uno degli allenatori con più panchine nella storia degli amaranto, fu capace, per vari anni, in situazioni differenti, di creare e consolidare sempre dei gruppi coesi.
Arrivato in più occasione, spesso in situazioni non facili, Colomba ha sempre portato con sé calma e conoscenza profonda del campionato italiano, basti pensare che dopo la sua prima esperienza nella stagione 1997-1998 è stato richiamato nel 1999 e nel 2003.
Le sue squadre trovavano nell’organizzazione difensiva e nella grinta i due aspetti più incisivi.
Era il genere di allenatore che sapeva esaltare ciò che aveva, anche quando i mezzi tecnici erano limitati. Per questo, la sua figura è ricordata con rispetto: fu un gestore di uomini, prima ancora che di moduli.
Nevio Orlandi: l’umiltà come arma per la salvezza
Nel 2008, in una stagione che sembrava destinata al peggio, fu chiamato in panchina Nevio Orlandi, allenatore della Primavera. Pochi credevano nella salvezza. Lui non parlò troppo, preferì lavorare. Rimise in piedi la squadra, ridiede fiducia a un gruppo spento e, quasi in punta di piedi, riuscì in un’altra impresa insperata. Il suo calcio era semplice, ma concreto. E soprattutto, seppe leggere lo spogliatoio meglio di chiunque altro. Allenatori come lui non finiscono spesso sulle copertine, ma sono quelli che fanno la differenza nei momenti decisivi.
Mimmo Toscano: ritorno a casa
Reggino di nascita, Domenico “Mimmo” Toscano fu protagonista di una risalita recente della squadra amaranto.
Nel 2020 i bookmaker come NetBet Italia non davano fra le favorite per la promozione la Reggina che, nonostante ciò, riuscì a centrare sotto la guida del tecnico la promozione in Serie B, in una stagione interrotta dalla pandemia ma dominata sul campo.
Toscano è riuscito a portarsi dalla sua parte tutta la piazza, che quando sposa un allenatore lo fa sentire un re. La sua squadra era compatta, cinica e intelligente ma soprattutto credibile.
Questo perché rifletteva il carattere del suo allenatore: diretto, fiero, legato visceralmente alla città. Rappresentava ciò che Reggio cercava da anni: un progetto tecnico con radici profonde.
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