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Coronavirus, tutti i dubbi del Comitato scientifico sul protocollo: tamponi, viaggi e nuovi positivi

Gli scienziati che aiutano il Governo nel contrasto dell’emergenza sanitaria hanno di fatto respinto le linee guida messe a punto dalla Commissione medica della FIGC. Ecco i punti critici evidenziati

La FIGC ha puntato molto sul protocollo sanitario studiato in collaborazione con la FMSI, Federazione Medici Sportivi Italiani (oltretutto senza aver ascoltato i medici dei club Prof), ma il Comitato tecnico-scientifico del Governo ha sottolineato molte criticità “tecniche”che impedirebbero il rischio-zero assicurato da Gravina e soci.

Su Gazzetta dello Sport vengono enucleati i motivi per i quali gli esperti hanno chiesto un altro documento per razionalizzare la ripartenza della serie A e non solo:

 

-TROPPA GENTE

C’è un punto di scetticismo sottolineato in rosso: i numeri del cosiddetto «gruppo squadra», l’idea forte per avvicinare allo zero il livello di rischio (anche se lo stesso protocollo premette a qualsiasi tipo di indicazione proprio l’impossibilità di arrivare al rischio zero), quello che dovrebbe chiudersi a chiave per impedire qualsiasi contatto con l’esterno. Comprenderebbe inevitabilmente non solo lo staff tecnico – calciatori, tecnici e preparatori – ma anche quello logistico e medico, dai magazzinieri ai fisioterapisti. Fra le 50 e le 70 persone, un numero che viene ritenuto molto alto.

VIAGGI A RISCHIO

Il problema non riguarderebbe solo la prima fase, quella degli allenamenti, ma soprattutto la seconda, la ripresa del campionato, le partite. Cioè: i movimenti, il pullman dal ritiro allo stadio di casa o il viaggio in trasferta. Un percorso che per gli scienziati è esposto a troppe, potenziali fragilità.

-TAMPONI e TEST

L’altro punto è la disponibilità di tamponi e test sierologici. Più i primi dei secondi (il 4 maggio si dovrebbe arrivare alla validazione definitiva). È probabile che la situazione si possa normalizzare in tempi relativi brevi senza che si rischi di dare l’idea di una corsia preferenziale per il calcio. Di certo l’operazione avrebbe un costo molto alto. Sopportabile per la A, impossibile già dalla serie B.

-STOP e QUARANTENA

Ma il problema numero uno resta quello dell’eventualità di una positività all’interno del «gruppo squadra». È stato il tema della discordia fra i medici nella riunione di mercoledì scorso con Spadafora. Continua a esserlo, peraltro non solo in Italia. Il protocollo Figc ha studiato dei meccanismi che consentano di circoscrivere la positività senza fermare tutto: isolamento immediato del calciatore o del membro della staff contagiato, doppio tampone per tutti nelle 24 ore, doppio test sierologico a 5-7 giorni di distanza, ripristino del distanziamento (ci si allena ma senza contatti e partitelle). Per il Comitato tecnico-scientifico non si scappa: vanno messi in quarantena i contatti ravvicinati della persona trovata positiva (quindi, come minimo, squadra e tecnici). Una situazione che di fatto azzererebbe tutta l’operazione ripartenza perché a quel punto bisognerebbe bloccare tutto per due settimane.

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