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Reggina: fermarsi a “un centimetro” non significa arrivare

La sconfitta con il Lecce conferma che la squadra ha qualità, ma manca in concretezza e alla lunga il dato non può essere accettato.

Ci risiamo. La Reggina di Marco Baroni contro il Lecce ha dimostrato di avere risorse per mettere in difficoltà anche una squadra costruita con ben altro budget  e con ambizioni significativamente diverse da quelle amaranto.

Anche perchè, qualora qualcuno non se ne fosse accorto, è il momento di iniziare a dare per scontato che le ambizioni iniziali erano più dettate da un giustificato entusiasmo, che da un reale assortimento di credenziali.

Non è la prima volta che con la nuova guida tecnica si offra una prestazione significativa e incoraggiante.  E, a dire la verità, succedeva anche nella prima parte del campionato quando ad allenare c’era un’altra guida tecnica.

Il dato di fatto è che, seppur con moduli e circostanze diverse, si rischia di arrivare alle stesse considerazioni.  Come sarebbe finita se gli amaranto avessero concretizzato solo una delle innumerevoli palle gol avute? O se avessero segnato uno dei tre rigori decisivi calciati da due che, al di là dell’età, hanno curriculum tra i migliori del campionato? O se magari avessero sfruttato a proprio favore la superiorità numerica come mai hanno fatto e, invece, puntualmente gli altri hanno cinicamente sfrutta to?

Tutte situazioni che raccontano di una classifica potenzialmente diversa e lontana solo un palmo. La B, però, è questione di centimetri per definizione.  Se gli altri se li prendono e tu rimani indietro è perché ti manca lo spunto per farlo.

Nel caso della Reggina si può chiamare mancanza di concretezza o killer instinct, ma il gap c’è.  La prima parte della gestione Baroni, per certi versi, assomiglia alla prima parte del campionato. Quella in cui la squadra dettava legge ed otteneva meno, salvo poi squagliarsi di fronte al timore e avvicendare la spregiudicatezza con gli harakiri delle ultime gare di Toscano.

Oggi la Reggina non è una squadra da buttare, anzi.  E il lavoro di Baroni sembra promettente.  Non può, però, nuovamente permettersi il lusso di lasciarsi andare.  Deve andare a prendersi quei centimetri che le mancano, senza accampare alibi o scuse.

Deve farlo cercandoli nel gruppo e anche sul mercato.  Ok, i giovani. Ok la freschezza.  Ma, soprattutto davanti, Serve qualcosa in più.  Altrimenti il gap che manca dal salto di qualità e dalla continuità di rendimento potrebbe non essere colmato.

 

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