Il francese sta trovando continuità di utilizzo e di rendimento
Non ha segnato Jeremy Menez a Parma e sembrava persino aver iniziato male la partita. Che i tempi, però, siano davvero cambiati, lo si è capito da come la sua prestazione è finita in crescendo, rispetto ai periodi in cui le prime giocate andate male lo facevano eclissare nella partita e innervosire.
Il numero sette della Reggina è rimasto in partita e nel secondo tempo ha iniziato a ricevere sempre più spesso palla, attirando attorno a sé avversari e aprendo gli spazi per gli altri. Il fatto che non cerchi mai giocato banali facilita l’opportunità di trovare soluzioni offensive non facilmente leggibili della difesa. E questo lo porta inevitabilmente, in qualche occasione, a prendersi il rischio di sbagliare, ma anche di liberare Di Chiara al cross in occasione del gol del vantaggio segnato contro il Parma.
Menez si è indiscutibilmente preso una centralità importante nel progetto tattico di Roberto Stellone e ora sembra uno di quei calciatori a cui difficilmente si può rinunciare. Si auspica che, finalmente, possa aver trovato la dimensione e l’allenatore giusto per fare con continuità ciò per cui Reggio lo aveva accolto come un re.
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Va bene un campione come Menez che se sta bene fa la differenza ma quello che manca è un progetto: si tira a campare con prestiti e pensionati! La Reggina dovrebbe essere l’Athletic Bilbao d’Italia per storia della città e per talenti reggini nel calcio… Missiroli, Ceravolo, Nicolas Viola, Barillà, Verduci (Juve u23), Alessandro Russo (portiere)… quanto sarebbe bella una squadra di reggini?