Il prossimo sarà il quinto campionato consecutivo di Serie D per la Reggina. Un dato che, soltanto a pronunciarlo, continua a sembrare quasi surreale per una piazza che fino a pochi anni fa frequentava stabilmente il calcio professionistico e che conserva una storia e una tradizione che mal si conciliano con questa categoria.
La realtà, però, dice che gli amaranto saranno ancora ai nastri di partenza del massimo torneo dilettantistico e che l’obiettivo sarà inevitabilmente sempre lo stesso: vincere e tornare tra i professionisti. Una missione che, però, negli ultimi quattro anni è sempre fallita.
Non basta riproporre le stesse ricette
Negli anni passati la Reggina è sempre partita con ambizioni importanti. A volte da favorita, altre da principale antagonista delle squadre poi promosse. Tuttavia, tra errori di programmazione, cambi di guida tecnica, occasioni sprecate e rincorse spesso tardive, la Serie C è rimasta un miraggio.
Per questo motivo la sensazione diffusa è che non basti ripartire con gli stessi concetti e con le stesse dinamiche che hanno caratterizzato le ultime stagioni.
Per vincere la Serie D servono competenze specifiche, conoscenza della categoria e la capacità di costruire una squadra funzionale, non necessariamente composta soltanto dai nomi più altisonanti.
Servono protagonisti nuovi e idee diverse
Il rischio più grande sarebbe quello di ripetere gli stessi errori, sperando che il risultato finale possa cambiare. La Reggina ha bisogno di un progetto chiaro, di una struttura forte e soprattutto di uomini in grado di incidere realmente all’interno di una categoria che negli ultimi anni ha dimostrato di essere molto più complessa di quanto si possa pensare.
In Serie D non basta avere una piazza importante o una maglia prestigiosa. Servono continuità, organizzazione e una programmazione che parta con largo anticipo.
Anche perché molte delle società che puntano a vincere stanno già muovendo i primi passi in vista della prossima stagione. Rimanere indietro significherebbe iniziare ancora una volta ad inseguire.
La fiducia della piazza va riconquistata
Oltre al risultato sportivo, c’è un altro aspetto da considerare. Negli ultimi anni la delusione accumulata ha progressivamente consumato l’entusiasmo della tifoseria. Le contestazioni viste nel finale dell’ultimo campionato hanno rappresentato il segnale più evidente di un ambiente stanco e desideroso di vedere finalmente una svolta.
La città non chiede slogan o promesse. Chiede competenza, chiarezza e una squadra costruita davvero per vincere.
Perché se è vero che l’obiettivo resterà ancora una volta il ritorno tra i professionisti, è altrettanto evidente che il quinto tentativo non potrà essere la semplice copia dei quattro precedenti.
La Reggina ha bisogno di cambiare marcia. E forse, prima ancora dei giocatori e dei risultati, dovrà cambiare approccio.
La storia amaranto merita di tornare protagonista. Ma per riuscirci serviranno idee nuove, uomini giusti e soprattutto la capacità di non ripetere gli errori che hanno accompagnato gli ultimi anni. Perché il tempo delle occasioni mancate è finito e la prossima stagione dovrà necessariamente rappresentare quella della svolta.
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Per tutti coloro che scrivono e mettono commenti e non sanno dove sia lo stadio ringraziamo Dio che ci hanno levato dalle mani di BALLARINO i soldi li hanno se li sanno spendere vedremo ma comincio a dire grazie
Il torno non conta
Serve il ripescaggio in serie C per meriti sportivi. Vorrei ricordare a tutti che la Reggina è stata retrocessa in serie D a tavolino
Ridicolo quarto
Aggiornati, primo anno play off, secondo anno a 1 punto dal Siracusa e play off inutile ma vinto 3 anno lo sappiamo tutti come è andato, per favore non gufiamo per il quinto. 💪❤️🇱🇻
Quarto!
Quinto?
Renzetta nn è un pupazzo……. come gallo, Saladino, ballerino…..m
Quarto
il quarto.. non il quinto..