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Reggina, Toscano: ”Tornare a Reggio era il mio sogno. Sulla ripresa del campionato…”

Il tecnico amaranto ha toccato diversi argomenti nel corso della diretta Instagram

In collegamento in diretta via Instagram con Alfredo Pedullà, il tecnico degli amaranto Mimmo Toscano ha risposto alle domande del giornalista reggino e dei tifosi amaranto collegati. Di seguito, le sue parole:

Sul Coronavirus – ”Una cosa che mi ha turbato tantissimo è stata la morte a causa del Coronavirus del padre e dei due nonni di un mio carissimo amico nonché compagno di squadra Leo Vanzetto, al quale mando un fortissimo abbraccio. Ho anche sentito amici miei di Brescia, loro stanno vivendo giorni drammatici, sentono ambulanze in continuazione. Noi fortunatamente viviamo una situazione molto più contenuta e speriamo che non degeneri”.

Il rapporto con il gruppo in questo momento – ”Parlare di calcio in questo momento è difficile, infatti quando ci sentiamo con i ragazzi in video conferenza preferiamo farci due risate e coltivare ancor di più il rapporto straordinario che si è creato ad inizio stagione. A me interessa di più non perdere questo, poi viene la forma fisica, l’alimentazione ecc…, si pensa solo a regalare dei sorrisi, poi c’è uno staff che li segue dalla mattina alla sera. Il tutto con l’augurio che questo incubo finisca al più presto per tornare alla normalità”.

Gratificazioni – ”Ricevere i complimenti dagli avversari è la cosa più bella, come li abbiamo ricevuti in tutti i campi in cui siamo andati per la nostra correttezza e sportività. E questa è la nostra più grande gratificazione”.

Il ritorno a Reggio – ”Ritornare sulla panchina della Reggina era il mio sogno. Sono state notti insonne prima della decisione, perché sapevo quello che mi aspettava. Il lavoro più duro è stato scindere l’essere reggino dall’essere l’allenatore della Reggina. Sapevo che mi sarei giocato tutto, la carta più importante della mia carriera. Ho avuto la fortuna di trovare gente squisita al mio fianco, dal presidente Gallo al ds Taibi”.

La scelta di tornare – ”Nel mio inconscio volevo accettare questa sfida, pensavo alle cose belle che potevano succedere, perché se pensavo a quelle brutte non avrei mai accettato (ride, ndr). A me piace ricostruire, l’ho fatto tante volte negli ultimi anni. Dovevo capire se c’erano le condizioni giuste e le persone pronte a sostenere le mie idee. Ho valutato tante cose, perché non volevo lasciare niente al caso. Quando ho visto che c’erano tutte le condizioni e la volontà da parte di tutti ho fatto la mia scelta”.

Idee chiare – ”La prima cosa che mi sono prefissato di trasmettere a tutti è stato il senso di appartenenza, ma farlo nella maniera giusta. L’ho fatto attraverso i miei atteggiamenti, il mio comportamento, la mia dedizione la lavoro, la mia passione. Non ho mai messo la mia regginità in mezzo al mio lavoro, forse l’hanno percepita i ragazzi. Anche lasciando fuori la mia regginità sono riuscito a trasmettere il senso di appartenenza al gruppo. E questa è stata la cosa più bella…”

Sul rapporto con il vice Michele Napoli – ”Con Michele c’è un rapporto che va al di là dell’aspetto professionale, basta guardarci e ci capiamo subito. L’ho conosciuto a Rende: io ci giocavo e lui stava iniziando a fare questo ruolo, allora Mirabelli, che era direttore all’epoca, mi consigliò Michele Napoli come secondo. Mi disse che era la persona giusta per me ed aveva ragione. Lo staff è una squadra nella squadra”.

”Una mia statua a piazza Duomo? Bisogna farlo a qualcun’altro (ride, ndr), come per esempio al presidente Gallo.

Su Bandecchi – ”Faccio i complimenti a Bandecchi, ha dimostrato grande sportività ed onestà intellettuale. L’ho notato anche nel post-gara al Granillo, quando venne nel nostro spogliatoio a fare i complimenti ai ragazzi. E’ riuscito a tirar fuori benissimo la sua umanità in un momento come questo”.

Sul campionato – ”Io mi auguro che il campionato possa continuare non appena ci saranno le condizioni giuste e mi auguro succeda il prima possibile per due motivi: perché vorrà dire che avremo vinto la partita più importante della nostra vita contro questo virus e perché potremo tornare a fare il nostro mestiere e regalare emozioni ai tifosi. Il 3 aprile mi sembra una gara troppo prematura per tornare ad allenarsi. Se non ci fossero le condizioni per tornare a giocare credo che ci dovranno essere dei verdetti, perché non si può cancellare un’annata così dopo 30 partite e non lo dico perché siamo i diretti interessati. E’ come la formula uno: se non si svolgono gli ultimi giri vince chi è in testa. Vincere adesso o vincere sul campo avrebbe lo stesso sapore, perché fino ad ora abbiamo fatto un percorso fantastico”.

Sul ritorno allo stadio – ”Mi sorge un dubbio: come torneranno allo staio i tifosi? Penso ai 60.000 di San Siro, ai 20.000 di Reggio Calabria. Con quale timore si tornerà allo stadio?”

Su Antonino Barillà del Parma – ”Un giocatore che ha qualità che è riuscito ad arrivare in Serie A attraverso il duro lavoro ed una volontà incredibile”.

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