Il tecnico amaranto a cuore aperto in una chat con Alessio Spataro. Grandi elogi alla squadra e non solo: Mimmo a cuore aperto
Mimmo Toscano, tecnico della Reggina, intervenuto in una videochat con l’ex responsabile del settore giovanile amaranto Alessio Spataro. Tanti i temi toccati nell’intensa chiacchierata:
“Dopo la prima stagione giocata a Rende avevo un altro anno di contratto e l’allora ds della squadra, Mirabelli, mi disse di chiudere con la carriera agonistica e iniziare la carriera da allenatore. Mi hanno offerto di allenare la Berretti, ma davvero non avevamo le strutture, avevamo solo mezzo campo per allenarci: sono cose che ti aiutano a crescere. Con quei ragazzi abbiamo fatto grandi cose. Poi la proprietà passò a Cosenza e hanno pensato a me per la panchina della squadra e da lì abbiamo conquistato due promozioni di fila e il terzo anno abbiamo sfiorato anche il salto in B“.
Continua Toscano: “I primi due allenatori che ho studiato e osservato con attenzione sono stati Pasquale Marino, che è stato mio compagno di squadra, era in auge il 3-4-3 e volevo applicare questo sistema di gioco, oltre a Gasperini a Crotone. A Lucca, con Corrado Orrico, ho giocato con questo sistema di gioco. Volevo andare oltre e proporre un calcio propositivo e fare divertire la gente“.
Sulla stagione a Reggio: “A Terni pensavo di aver raggiunto il massimo delle emozioni e delle competenze. Ma a Reggio ho avuto la possibilità di provare nuove emozioni, nuove sensazioni. Conta innanzitutto lo studio, il calciatore capisce subito se sei bravo o meno, se lo sai guidare, se sei coerente e questo un gruppo lo apprezza tanto, poi serve sempre essere se stesso. Noto che riesco a trasmettere le emozioni ad un gruppo di ragazzi, come successo quest’anno: pensavo di viverle forti, ma quest’anno con la Reggina è stato un crescendo di sensazioni positive. Devi essere bravo a scegliere non solo i calciatori forti e bravi, ma un calciatore che pensi possa sposare il tuo modo di pensare sotto l’aspetto della cultura del lavoro, della motivazione. Se si sbaglia questa scelta allora iniziano le difficoltà e smussare le incomprensioni e magari dire false verità“.
Sulla gestione delle emozioni: “Non è stato facile scindere il fatto di essere tifoso della Reggina dall’essere allenatore della Reggina. E’ stato un lavoro molto duro per me, ci ho lavorato molto su me stesso. Ho evitato anche di vivere la città per non assorbire le emozioni della città e non volevo portare in campo quelle cose del fatto di essere reggino“.
Le motivazioni alla squadra dopo una sconfitta: “Dopo una vittoria io sono più arrabbiato di una sconfitta e dunque io destabilizzo i calciatori. Non voglio che si rilassino, che si abbassa la tensione. Dopo una sconfitta, il martedì si arriva con le orecchie basse, un gruppo maturo è consapevole ciò che non è andato. Quando vinci e fai capire il concetto che dalle vittorie si può migliorare, allora a maggior ragione si fa capire che le sconfitte fanno crescere“.
Sul rapporto con Taibi: “Mi sono trovato benissimo con lui, ha grandi meriti per quello che abbiamo ottenuto in questa stagione. Lui ha compreso quello che volevo io, quel calciatore adatto al contesto tattico. Taibi è stato abile a scegliere dei calciatori così funzionali alla causa, dopo che i sei mesi prima c’erano degli alti e bassi e c’era un pò di scetticismo, è stato bravo sopratutto a fare capire i pregi del progetto“.
Grandi elogi alla squadra: “Quest’anno ho cambiato la mia tipologia di calcio rispetto alle ultime stagioni. Quest’anno ho fatto il tipo di calcio che piace a me, quest’anno abbiamo lavorato molto sul marco e rubo palla e parto più veloce possibile. E’ stata l’annata più divertente ed emozionante da quando alleno. Avevo tanti dubbi, mi sono posto tante domande, ma il primo giorno sono entrato in campo e mi sono detto che potevamo fare solo bene. Ho una squadra con una grande cultura del lavoro, grande applicazione, grande disponibilità e umiltà: non ho mai sentito lamentarsi questi ragazzi. Abbiamo affrontato alcune difficoltà, ma nessuno si è mai lamentato, sono sempre andati a 200 all’ora: questa squadra può fare qualsiasi cosa”
Le prime parole alla squadra: “Ho cercato di farmi capire e farmi conoscere e ho chiesto di permettermi di farli conoscere, nel minor tempo possibile. Avere poi dei calciatori che avevo già avuto mi ha agevolato, il fatto di essere reggino mi ha permesso di fare capire alla squadra il senso di appartenenza“.
La mentalità vincente: “Il nostro obiettivo era quello di competere per i primi posti e farlo al cospetto di squadre che avevano cambiato di meno rispetto a noi. Siamo andati alla ricerca di calciatori che avevano già vinto“.
L’arma vincente di quest’anno: “Non c’è uno particolare, sono le tante scelte fatte con ponderazione e attenzione. Quando si vince è perché si è creata la giusta miscela e la giusta empatia che ti ha permesso di raggiungere determinati risultati. A Reggio abbiamo cambiato tutta la squadra, la società è comunque nuova. Ho cambiato approccio, tipologia allenamenti, tipologia di filosofia e tutto questo si è sposato con la società, il direttore e l’ambiente: inevitabile siano arrivati i risultati“.
Sulla gestione dei calciatori: “Il passaggio fondamentale è stato quello in cui Denis fece doppietta e nella gara successiva entrò in corso e fece doppietta: è stato il segnale che tutti erano coinvolti e non dare per scontato che si vinceva e allora i titolari avevano il posto assicurato. Quando ho fatto la scelta che dicevo, la squadra ha visto un Denis contento, propositivo e questo ha fatto capire agli altri che c’era davvero spazio per tutti. Tutti i ragazzi che hanno giocato di meno, tenevano un atteggiamento competitivo per tutta la settimana, non si sono mai risparmiati. Piano piano è arrivato anche il momento di Gasparetto, di Blondett, ma davvero di tutti: chi è stato chiamato in causa ha sempre risposto presente“.
Sul suo staff tecnico: “Oltre a Michele Napoli, che oramai è il mio fidato collaboratore, ho incontrato a Reggio il preparatore atletico, il preparatore dei portieri, il recupero infortunati e il match analyst e tutto è fila liscio. Giorno dopo giorno ogni cosa si è incastrata. I numeri che abbiamo fatto noi lo dimostrano“.
Sulla prospettiva della B e di dover fare delle scelte: “Intanto godiamoci il momento e aspettiamo le decisioni che saranno prese. Deve esserci meritocrazia nelle decisioni che saranno assunte. Alla B adesso non voglio pensarci: è il sogno di tutti, della società e non vediamo l’ora che arrivi. Se c’è da ricominciare siamo anche pronti a ricominciare, aspettiamo gli eventi, guardiamo solo al presente“.
Sulla vittoria più bella: “Quella contro il Catanzaro è stata bella per come si è sviluppata la gara. Siamo rimasti in dieci e per vincere dovevamo inventarci qualcosa. E allora Michele Napoli ha avuto la giusta intuizione“.
Sul momento più difficile della stagione: “Sono stati pochi, dopo la sosta abbiamo ricominciato con una sconfitta molto pesante e siamo di fatto tornati sulla terra. Ma il ko contro la Cavese è stato salutare, venivamo da undici vittorie consecutive e il ko ci ha fatto bene per alzare le antenne. Dietro avevamo il Bari, ma anche le altre squadre come Ternana e Monopoli, che hanno fatto una stagione importante, ma noi abbiamo fatto qualcosa di straordinario per continuità e prestazioni“.
Sugli inizi da allenatore: “Mi sono dato dei tempi, non potevo stare sempre a guidare le giovanili. Mi sono detto che in quattro anni dovevo approdare tra i Professionisti, altrimenti facevo altro: per fortuna ci sono arrivato in due anni“.
Sugli errori della sua carriera da tecnico: “Ho collezionato più vittorie che esoneri. L’esonero è un momento di riflessione, non dovevo pensare che era solo un errore degli altri, è un momento di crescita. Sono stato esonerato a Terni dopo una vittoria contro la Reggina il 30 dicembre, parto per le vacanze, mi chiamano il 31 sera e mi comunicano l’esonero. L’anno scorso a Salò, dopo il pari contro la prima in classifica e da terzi, il presidente mi ha licenziato“.
Sui ragazzi delle giovanili: “Quando si ricostruisce chiaramente gli errori si commettono. C’è del buon materiale nelle giovanili amaranto, non c’è stato spazio per il numero dei calciatori di Prima Squadra. Il presidente è intenzionato a rafforzare il settore giovanile, dopo questa pandemia bisogna cercare risorse in casa propria. Il presidente sta cambiando organigramma e sta cercando di alzare il livello, lui quest’anno ha voluto concentrarsi sulla Prima Squadra e nei prossimi anni può essere il traino per le giovanili“.
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