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Reggina, squadra scarsa o costruita male? Dirlo adesso equivale a dare alibi ai giocatori

Piovono critiche sulla composizione della rosa, ma in questo momento è inutile.

Sembra un paradosso, ma forse non lo è. Sminuire i contenuti che può offrire la rosa della Reggina è quasi un assist alla squadra. Il rischio è di deresponsabilizzare quanti vanno in campo, perchè gli errori che si sono visti vanno al di là delle categorie e della cifra tecnica, tattica o fisica.

Reggina: per le considerazioni sulla rosa ci sarà tempo

Che questa squadra abbia delle lacune ormai è un fatto consolidato. Che questa rosa poteva essere costruito meglio e con calciatori più funzionali a quelli che era il credo tattico di Mimmo Toscano, è un altro aspetto che andrà valutato in un altro momento.

Questo, però, è il momento in cui cercare capri espiatori non serve. Questo è il momento in cui occorre serrare le fila e cercare di fare quanti più punti possibili fino a gennaio, per provare a correggere ciò che si può.

Dire che la squadra è, nel complesso, scarsa è una verità parziale, anche perché in molti interpreti non lo è.  Ci sono diversi calciatori che sanno toccare la palla, che avrebbero le potenzialità per fare meglio di quanto stanno facendo e soprattutto ci sono infortunati che sarebbero in grado di fare la differenza tra il bello ed il cattivo tempo.

Reggina: errori da libro degli orrori

Gli errori visti contro il Cittadella sono qualcosa che va oltre ogni aspetto tecnico e tattico.  Dal mani in area di Lafferty, allo scontro Plizzari-Stavropoulos, passando per l’espulsione diretta per un fallo nella trequarti avversaria(l’ultima di una serie di rossi evitabili).

Quelli non sono errori di chi ha carenze.  Sono passaggi a vuoto di chi, in questo momento, pecca in capacità di mantenere la concentrazione, è poco lucido e sente la pressione.  La maglia della Reggina, volenti o nolenti, è una maglia pesante.  Partite come quelle contro il Cittadella vengono perse con componenti che esulano dall’aspetto calcistico.

Ciccio De Rose, ad esempio, non ha certo il curriculum o i piedi di Modric.  Rispetto ad altri non ha mai giocato in Serie A, ma in campo c’è con la testa, il cuore e la consapevolezza della maglia che indossa.  Che poi gli ultimi due gol fatti in casa nascano da azioni innescate lui probabilmente non è neanche un caso. Sarebbe il caso che tanti compagni lo prendano ad esempio e che Baroni individui quelli che lo fanno meglio, al di là di qualsiasi atteggiamento tattico. Sarebbe il caso che già a Vicenza si vedano risposte significative.

 

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